Continuità storica ed esigenze innovative
Alcune considerazioni sulla dialettica storia-composizione nella musica italiana del dopoguerra

Nicola Verzina

© Positionen Nr 27, May 1996, S. 8-12.

[Deutsche Fassung]

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« Tutte le mie opere nascono sempre da uno stimolo umano : un avvenimento, un’esperienza, un testo della nostra vita colpisce il mio istinto e la mia coscienza ed esige che io, come musicista e come uomo, ne dia testimonianza. » Luigi Nono

Abbozzo per un tentativo d’approccio socio-culturale

Non è possibile comprendere appieno le ragioni delle scelte tecniche e poetiche di alcuni dei più significativi compositori italiani del secondo dopoguerra se la loro attività di uomini e di musicisti non viene inquadrata all’interno di quel processo di rinnovamento generale — non esente da contraddizioni, tensioni, prese di posizione — che caratterizza questo periodo della storia del « Bel Paese ». Un grande desiderio di rinascita e di ricominciamento caratterizza l’Italia sociale ed economica all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. La ricostruzione porta con se’ processi di trasformazione che interessano tutti gli aspetti della vita quotidiana. Innanzitutto un progressivo miglioramento del benessere collettivo, in conseguenza dell’aumento dei beni di consumo, quindi l’acquisizione di modelli di vita basati su un consumismo capitalistico di tipo americano. Artisti ed intellettuali sono anch’essi impegnati in un’opera di ricostruzione etica e civile che ruota fondamentalmente intorno ai valori della Resistenza e dell’esperienza antifascista. Il movimento ideale e culturale che si sviluppa a partire dall’antifascismo — e che sovente viene identificato tout court con i valori della sinistra — segna profondamente il dibattito sul ruolo della letteratura e dell’arte : si fa avanti la fiducia nella possibilità di comunicazione intima e solidale tra gli uomini e la convinzione della possibilità di un rinnovato rapporto artista-realtà. L’adesione dell’artista ad un impegno ideal-democratico di conoscenza della realtà e di lotta per cambiarla è così carattterizzata dalla tensione verso una visione unitaria del mondo. Nel periodo dell’impegno — che viene normalmente circonscritto dagli storici fra il 1945 ed il 1956 — domina la convinzione, soprattutto in campo letterario, che gli intellettuali debbano mettere la loro attività al servizio delle classi opolari. Idea questa in realtà non completamente nuova, visto che era già ben presente nella ultura italiana dell’anteguerra : ciò determina un consistente filo di continuità tra gli anni precedenti il conflitto e quelli successivi. A livello culturale, dunque, non esiste una vera e propria fase nuova, un ricominciamento totale, come in altri paesi europei. Nuovo è forse il fatto che sia la sinistra a farsi ora quasi unico portavoce e sostenitrice di questo ideale di cultura. Essa infatti annovera tra le sue file gli intellettuali più importanti e più noti, le riviste più autorevoli dell’epoca, divenendo in tal modo la cultura ufficiale.

Il rapporto che il P.C.I. (Partito Comunista Italiano) intrattiene cogli intellettuali non segue però tanto il pensiero di Antonio Gramsci, il quale aveva già da tempo lucidamente impostato tale problema, ma piuttosto quello dell’allora leader del partito, Palmiro Togliatti. Gramsci aveva intuito l’importanza di rivolgersi agli intellettuali in quanto massa: secondo la sua nozione di intellettuale organico, l’azione di quest’ultimo sarebbe stata tanto più incisiva quanto più egli fosse stato « organico » ad una classe sociale, radicato nelle sue esigenze e nei suoi valori. Nel dopoguerra però, tale nozione venne in parte intaccata dal dogmatismo staliniano, che pretendeva di imporre, attraverso il partito, precise regole di comportamento intellettuale ed artistico. In tal modo anche in Italia il Partito Comunista concorse, nei primi anni della guerra fredda, alla determinazione di una sorta di realismo socialista relativamente rigoroso e ispirato al modello dello zdanovismo sovietico, ma che non attecchì veramente tra gli intellettuali, molti dei quali — soprattutto dopo il declino dello stalinismo ed i fatti d’Ungheria del 1956 — abbandonarono il partito per avviare, in tutta la cultura di sinistra, una fase di riflessione più critica ed aperta. Già alcuni anni prima, Elio Vittorini e la sua rivista Il Politecnico, si erano opposti fermamente ad un tipo di arte retorica e subordinata a qualsiasi ideologia, regolata dalla politica, per difendere invece la cultura, impegnata sì a favore dell’emancipazione delle masse, ma intesa altresì come libera ed autonoma ricerca. Vittorini poneva così l’accento su un’esigenza di libertà e di rinnovamento — poetico, linguistico e formale — ugualmente sentiti nelle diverse sfere artistiche fra cui certamente anche la creazione musicale.

Anche i compositori — e soprattutto coloro i quali sono impegnati politicamente o perchè iscritti al P.C.I. o perchè ne seguono, direttamente o indirettamente, le idee e l’orientamento — non si sottraggono a quest’idea d’arte impegnata che permea la cultura italiana dei primi anni Cinquanta. Queste aspettative si scontrano però con le esigenze di rinnovamento tecnico-linguistico e di adeguamento alle correnti artistiche europee. Tale dialettica tra esigenza di innovazione dei mezzi tecnico-linguistici ed esigenza di un’arte storicamente radicata che contribuisca alla trasformazione ed al miglioramento del reale mediante la presa di coscienza dei soggetti che ne fanno parte, è riscontrabile nelle musiche dei primi anni Cinquanta di Bruno Maderna e di Luigi Nono[1]. A tale clima intellettuale è certamente da ascrivere la loro produzione della prima metà degli anni Cinquanta.

Quale impegno ?

Si è spesso cercato di comprendere la produzione di Nono costringendolo in un’angusta etichetta d’impegno, intesa restrittivamente in un’accezione politica e non nel senso più vasto d’un universo di valori etico-umanistici e ideal-utopici che il compositore vedeva incarnati ed espressi nella cultura comunista. Si è ancora sottovalutata l’importanza d’una sua collocazione all’interno del particolare quadro socio-politico italiano al quale abbiamo accennato più sopra. In tempi più recenti, al contrario, si è cercato di approcciare le musiche noniane — in particolare la produzione degli anni Cinquanta che, nata all’insegna d’un pensiero e nel clima strutturalista, a quell’approccio presta più facilmente il fianco — con un’analisi obbediente fondamentalmente ad una logica formalistica e genetica che, in nome di una sua presunta oggettività, rimuove non solo le ragioni storicamente soggettive della ricezione della tecnica seriale, ma altresì le importanti ragioni oggettivamente storiche, come la cultura cosiddetta impegnata dell’italia del periodo, che tale ricezione ha in parte influenzato, ed anche le personali convinzioni etiche e, perchè no ?, ideologiche di Nono. E’ solo nella valutazione del crogiolo e delle interrelazioni dialettiche di questi fattori che ci sembra si possa forse capire la musica di Nono di questo periodo. Se essa poi si elevi o meno ad un più alto livello estetico sublimando le « circostanze » e le « idee » che l’hanno determinata o rimanga oppressa dal loro peso, è un’altro problema, di valutazione estetica; non sarà certo un’analisi puntigliosa delle sue strutture a dimostrarlo, per quanto essa possa essere importante.

A tale riguardo è altresì importante comprendere che il problema prettamente « nazionale » di un’arte impegnata, quale sopradescritta, ed in special modo la musica, si trovasse in un rapporto di tipo dialettico, se non contraddittorio, con le esigenze di innovazione tecnico-linguistica e di adeguamento alle acquisizioni formali « internazionali ».

Relativamente a Maderna — che condivide appieno tale dialettica — si è invece fino ad oggi sottovalutata la sua adesione a quest’ideale d’impegno umano e ideale — anche all’interno di un quadro ideologico di sinistra — e di conseguenza non si è riusciti a mettere veramente a fuoco le ragioni di quelle composizioni che in tale contesto sono nate e che purtroppo sembrano non aver beneficiato d’una effettiva ricezione — essendo rimaste fondamentalmente relegate a documento storico e come testimonianza dell’evoluzione tecnico-stilistica del suo autore — faticando notevolmente a guadagnare il valore estetico necessario a proiettarle nel futuro.

Le opere di Nono e Maderna di questa fase si inscrivono dunque in una cornice esistenzialistica e dialettica storia/composizione che, se da una parte avverte l’esigenza di rinnovamento dei mezzi, dall’altra si scontra con il problema dell’instaurazione di un rapporto efficace e « discorsivo » con la realtà che permetta la comunicazione di quei valori e tematiche che la musica assume in sè stessa; il problema concerne più specificamente quelle opere che, adottando dei testi letterari, sono portatrici di un significato semantico esterno direttamente connotato.

Dallapiccola il « testimone »

La penetrazione della tecnica dodecafonica in Italia avviene essenzialmente per opera di Luigi Dallapiccola, a partire circa dalla metà degli anni Trenta. Sebbene fino agli anni Cinquanta ne avesse fatto un uso relativamente personale, il compositore istriano ne divenne poi convinto assertore, tanto da rappresentare — anche per le sue relazioni dirette con Schoenberg e Webern, nonchè per la sua amicizia con il divulgatore per eccellenza della dodecafonia, René Leibowitz — il vero e proprio anello di congiunzione tra la seconda scuola viennese e la giovane generazione italiana[2]. La convinzione dallapiccoliana della necessità storica dell’adozione della tecnica dei dodici suoni, insieme all’influenza ideologica e musicale di Hermann Scherchen sono i momenti cruciali dell’indicazione ai giovani Maderna e Nono dell’inevitabile strada da seguire. Nel 1949 viene organizzato a Milano il Primo Congresso Internazionale di Musica Dodecafonica, nel quale tale necessità viene unanimamente riconosciuta, seppur con il rispetto delle diverse e soggettive adozioni di tale tecnica da parte di ogni singolo compositore. Ma l’influenza di Dallapiccola sulla giovane generazione riguarda forse più in particolare alcune tematiche etiche ed ideali che sono sempre state molto care al compositore istriano[3]. Al di sopra di tutte il tema della libertà (Il Prigioniero, Canti di prigionia), che ritroviamo sia nella produzione di Maderna dei primissimi anni Cinquanta[4] (Studi per « il processo » di F. Kafka del 1950, Studi per il Llanto di F. G. Lorca[5] del 1952, Vier Briefe del 1953); che in quella di Nono (Epitaph auf F. G. Lorca del 1951-’53, La victoire de Guernica del 1954, il Canto sospeso del 1956). Composizioni queste tutte da collocare sotto il comune denominatore dell’antifascismo, della denuncia della violenza e dell’oppressione.

L’utilizzazione « discorsiva » della tecnica seriale da parte di Maderna e Nono — nel senso d’impiego cosciente come mezzo « linguistico » e non astratto — s’inscrive nel generale movimento di coloro i quali non avevano cessato di credere all’importanza della messa in gioco della responsabilità soggettiva e alla convinzione della sua efficacia storica. Come Nono ha molto chiaramente dichiarato, i due veneziani condividevano in quel periodo non solo un certo universo musicale e culturale ma anche etico-sociale e politico che ebbe importanti riflessi nella loro produzione[6]. L’impegno di Nono e Maderna trova la sua ragion d’essere nella convinzione che l’artista possa con la sua opera aiutare a prendere coscienza di problemi civili, ideali, etici (insomma universalmente validi), al fine di migliorare le condizioni materiali e spirituali dell’uomo. Tenere presente ciò è importante per una corretta interpretazione critica di gran parte delle loro musiche della prima metà degli anni Cinquanta. I lavori di questo periodo, prima e più che di un significato estetico, sono dunque latori di un significato storico, legato a particolari esigenze etico-sociali cui i due compositori avevano aderito. Ecco perchè un’approccio esclusivamente formalistico e genetico non riesce a rendere pienamente conto delle ragioni di questo tipo di produzione. Sebbene ad un certo punto, verso la metà degli anni ’50, Maderna inizierà gradualmente a prendere le distanze dal quadro di riferimento politico entro cui quell’impegno si collocava[7], esso non verrà però mai meno nelle linee ideali generali e nel senso di espressione di rapporti conflittuali tra il compositore, la tecnica e la storia. Con la produzione degli anni Sessanta (in particolare nel ciclo Hyperion) Maderna arriverà a privilegiare il lato esistenziale, e più esattamente la problematica della dialettica soggetto-collettività, che influenzerà notevolmente non solo la sua poetica ma anche la concezione formale delle sue partiture.

Elementi di continuità e di rinnovamento: tecniche compositive

I più cospicui elementi di continuità della produzione dei due compositori veneziani rispetto alla « Storia » si riscontrano innanzitutto a livello tecnico-compositivo: attraverso l’applicazione di procedimenti caratteristici di epoche passate, come lo studio e l’impiego di tecniche canoniche, alla tecnica seriale.

Anche su questo versante la congiunzione con Dallapiccola è significativa. Egli è forse il primo in Italia a cercare di coniugare la tecnica canonica con quella seriale, nei Sex Carmina Alcaei del 1942-43, ben conosciuti ed ammirati sia da Nono che da Maderna.

La volontà di coniugare tali procedimenti elaborativi già massicciamente adottati nel Medioevo e nel Rinascimento con le acquisizioni tecniche di allora, rappresenta un cospicuo elemento di continuità con la Storia, da entrambi concepita come un continuum. Allo stesso tempo è interessante constatare come sul piano dell’eredità delle forme e dei generi tradizionali tale continuità venga negata. In entrambi i compositori veneziani non si incontra infatti, almeno in questa fase, alcuna adozione di involucri formali tradizionali nella effettiva concezione morfologica[8]. Anzi, si nota in entrambi una chiara volontà di sperimentare nuove combinazioni strumentali e formali. Se dal punto di vista tecnico-linguistico una sintesi feconda era certamente possibile grazie all’adozione della tecnica seriale, non altrettanto vero era sul piano formale: l’esperienza di quasi tre decenni di poetiche neoclassiche non permettevano la ripresa di forme tradizionali, pena il collocarsi fuori dal « progetto della modernità ».

Nelle Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 di A. Schoenberg di Nono — la sua opera n. 1, del 1950 — gli elementi di continuità sono testimoniati dall’uso di procedimenti canonici, che gli permettono altresì di riallacciarsi idealmente all’ultima produzione weberniana. L’assunzione di un materiale di partenza precostituito — la serie dell’op. 41, l’Ode a Napoleone Buonaparte, appunto — e l’adozione della tecnica della « variazione evolutiva » che il viennese aveva mutuato da Brahms e Mahler, ricollegano direttamente il giovane Nono a Schoenberg. Anche in Polifonica-Monodia-Ritmica (prima e terza parte) e nell’Epitaph auf F. G. Lorca (I, II e III) è fondamentale l’applicazione di procedimenti contrappuntistici i quali, a partire da cellule composte da un numero limitato di note, sono in grado di generare strutture via via più complesse. In una lettera di Nono a Maderna databile giugno 1952 :

[...] l’inizio del Neruda[9] è una specie di “ex unica”. realizzata in modo nuovo. forma canonica ma tra rapporti di note (frequenza di note) in una linea, contro le frequenze delle altre e fra i ritmi. [...][10]

Nel 1953 Maderna compone Vier Briefe (Kranichsteiner Kammerkantate) per soprano, basso e orchestra da camera, i cui testi sono costituiti da quattro frammenti letterari di diversa provenienza[11] : 1) Lettera del condannato della Resistenza; 2) Kommerzialbrief; 3) Kafka (Brief an Milena); 4) Gramsci (Lettere dal carcere). La composizione testimonia chiaramente una filiazione poetica dallapiccoliana e una comunanza di problematiche etico-sociali (il problema della libertà nella lettera 1 e 4) con il Nono dell’Epitaph (1951-53) e de Il Canto sospeso (1956), composizione quest’ultima basata anch’essa su testi tratti da lettere di condannati della Resistenza, in questo caso europea. Oltre che dai testi, l’universo etico ed ideale di riferimento di Vier Briefe è ribadito dall’utilizzazione come materiale musicale di base della melodia della canzone partigiana « Fischia il vento », che è una versione italiana, molto popolare durante la Resistenza, della canzone russa Katiuscia[12]. L’impiego non è diretto : Maderna divide la melodia di 16 battute in 4 sezioni (di 4 battute ciascuna) corrispondente ognuna ad una lettera. Le note di ogni sezione costituiscono la « serie » di partenza di un processo elaborativo messo in atto mediante la tecnica della « mutazione » e dei quadrati magici, in modo da giungere alla costituzione della riserva del materiale musicale. Così come nell’Epitaph auf F. G. Lorca di Nono, anche qui il materiale di base viene limitato a cellule di 4, 5 o 6 suoni e poi sottoposto a procedimenti canonici che permettono di permutarlo in svariati modi.

Manifestando il rifiuto dell’anamnesi storica, la più parte delle composizioni di questo periodo si situano sulla linea schoenberghiana della composizione-testimonianza (Un sopravvissuto di Varsavia) e rappresentano i documenti dell’adesione attiva dei loro autori alla dialettica storia/composizione. La posizione di Nono e Maderna contrastava con l’attitudine « astrattista » dominante a Darmstadt. L’assunzione di tematiche etiche e civili — inquadrabili in quel clima ed in quell’idea di cultura impegnata tipiche dell’Italia del dopoguerra — rappresenta però in qualche modo un elemento frenante rispetto all’adesione all’esigenza di generalizzazione del principio seriale a tutte le dimensioni del discorso musicale — caratteristico del serialismo integrale da altri compositori già sperimentato[13]. Il bisogno, avvertito dai due veneziani, di comunicazione ed « espressione »[14] di un messaggio pedagogico esterno alla musica, spesso tramite l’adozione di un testo letterario e proveniente da un contesto ben caratterizzato (Lorca, Gramsci, testi antifascisti, ecc.) determina — e ciò essenzialmente a causa di una certa influenza « pseudo-realista » e « populista » che si era insinuata, anche se debolmente e per un breve periodo, nella cultura italiana dell’epoca[15] — il privilegiare alcuni elementi rispetto ad altri e di conseguenza il rifiuto, o almeno il conflitto, coll’idea di equiparazione assoluta dei parametri musicali cui il naturale sviluppo storico della tecnica seriale doveva condurre, anche se solo per prendere coscienza di come si potesse giungere fino « ai limiti della terra fertile », secondo la definizione di Boulez.

La necessità dell’adozione della tecnica seriale — perfettamente intesa quale punto d’arrivo di un processo storico — convive, anzi viene fecondata, dall’esigenza di coniugarla con quei procedimenti canonici e contrappuntistici cui abbiamo già accennato e che determinano in parte la fisionomia tutta particolare del serialismo di Nono e di Maderna nella prima metà degli anni Cinquanta.

In un dattiloscritto inedito del 1953/54 conservato presso la Paul Sacher Stiftung di Basilea, Maderna parla dell’ideazione del « Sistema o Tecnica delle Mutazioni », un procedimento che mette in luce nei due compositori lagunari questo tentativo — da Maderna stesso definito rigoroso ed efficace — di attuare una sintesi storica tra procedimenti ricavati dalle antiche tecniche canonico-contrappuntistiche e la tecnica seriale. Il sistema, che nel testo non è veramente spiegato e che in ogni modo sarebbe complesso da descrivere in questa sede, si basa sul principio della permutazione e combinazione dei singoli elementi facenti parte del materiale di base prescelto — sia esso una serie dodecafonica completa appositamente costruita, oppure una « serie » formata da un numero limitato di suoni proveniente da un contesto diatonico (come nel caso di Vier Briefe di Maderna). Uno dei procedimenti fondamentali della tecnica delle mutazioni è l’adozione degli ormai famosi « quadrati magici », aventi la funzione di « meccanismo generatore » della riserva di materiale necessario, in un successivo momento, alla composizione vera e propria. Tutto il sistema — scelta selettiva, moltiplicazione e permutazione del materiale di partenza mediante i quadrati magici — risponde ad una forte esigenza di formalizzazione e di un’unità del processo precompositivo necessari a garantire la coerenza e l’unità dell’opera. Rispetto alle leggi classiche della dodecafonica, Maderna giunge qui a rifiutarne un principio fondamentale, cioè che dato un materiale seriale, questo dovesse necessariamente ripresentarsi ogni volta integralmente, sia in senso orizzontale che verticale, senza alcuna ripetizione di suoni rispetto ad altri. La mutazione della serie gli permette invece « una sempre più grande scelta del materiale sonoro » senza ricorrere alle 4 forme fondamentali e arrivando alla costruzione di riserve seriali mancanti di alcuni suoni della scala cromatica e caratterizzate allo stesso tempo da suoni ripetuti più volte.

Le composizioni citate nel testo fondate su tale tecnica sono le Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 e Polifonica-monodia-ritmica di L. Nono e, dello stesso Maderna, Vier Briefe e Improvvisazione nr. 2 (1953).

L’utilizzazione di questa tecnica manifesta comunque due caratteristiche che diverranno tipiche del pensiero compositivo maderniano e che si incontreranno sovente nella sua « officina ». Da una parte la tendenza alla continua « permutazione » degli elementi nel processo di costruzione ed elaborazione del materiale musicale, tendenza caratteristica del pensiero seriale in generale ma che in Maderna diviene una vera e propria forma mentis. Dall’altra l’utilizzazione dei procedimenti di filtraggio (soppressione di suoni) e moltiplicazione (raddoppio, triplicazione, ecc., di certuni suoni della serie). Questa particolare ricezione della tecnica dodecafonica — che si stacca dalle pur tra loro diversificate posizioni all’interno del panorama darmstadtiano — si inquadra in quell’accezione lata di impegno (che abbiamo tentato di abbozzare) in cui la « storia » è intesa come processo continuo i cui portati stanno in relazione dialettica con le esigenze del « presente ».

© Nicola Verzina, Bologna (Italia)

Bibliografia

ROSA ASOR, A., Scrittori e popolo (Il populismo nella letteratura italiana contemporanea), Savelli, Roma, 1979.

FENEYROU, L. (édité par), Luigi Nono. Écrits, Bourgois Editeur, Paris, 1993.

FERRONI, G., Storia della letteratura italiana (Il Novecento), Einaudi, Torino, 1991.

GINSBURG, P., Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi (Società e politica 1943-1988), Einaudi, Torino, 1989.

GRAMSCI, A., Letteratura e vita nazionale, Torino, Einaudi, 1952.

LUPERINI, R., Il Novecento (Tomo II°), Loescher, Torino, 1981.

MADERNA, B., Testo inedito dattiloscritto (senza titolo né data ma 1953/54), Sammlung B. Maderna, Paul Sacher Stiftung, Basel, in corso di stampa a cura di Nicola Verzina.

MAMMARELLA, G., L’Italia contemporanea 1943-1989, Il Mulino, Bologna, 1990.

SPAGNOLETTI, G., Storia della letteratura italiana del Novecento, Newton, Roma, 1994.

© Nicola Verzina, Bologna (Italia).

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Historische Beständigkeit und Erneuerungsbedürfnis
Über die Wechselbeziehungen zwischen Geschichte und Komposition in der italienischen Musik der Nachkriegszeit

Nicola Verzina

© Positionen n° 27, May 1996, S. 8-12.

[In italiano]

« Tutte le mie opere nascono sempre da uno stimolo umano : un avvenimento, un’esperienza, un testo della nostra vita colpisce il mio istinto e la mia coscienza ed esige che io, come musicista e come uomo, ne dia testimonianza. »
Luigi Nono

Entwurf eines sozial-kulturellen Interpretationsversuches

Um die Motive der technischen und poetischen Vorlieben einiger bedeutender italienischer Komponisten der Nachkriegszeit in ihrem vollen Ausmaß verstehen zu können, ist es unerläßlich, die Künstler als Menschen und Musiker im Rahmen jenes allgemeinen Erneuerungsprozesses zu betrachten, der diesen Abschnitt der italienischen Geschichte mit seinen politischen Auffassungen und Widersprüchen charakterisiert. Das Verlangen nach einem Wiederbeginn bestimmt den sozialen und wirtschaftlichen Alltag Italiens nach dem zweiten Weltkrieg und die Umgestaltungsprozesse des Wiederaufbaus berühren alle Aspekte des täglichen Lebens. Die immer stärkere Durchsetzung von Konsumgütern führt in erster Linie zu einem beständigen Anstieg der allgemeinen Lebensverhältnisse, aber auch zur Übernahme konsumorientierter Lebensgewohnheiten nach dem amerikanischen Vorbild. Die Künstler und Intellektuellen setzen sich für eine Wiederherstellung von Ethik und bürgerlichem Selbstbewußtsein ein, aufbauend vor allem auf die Werte der antifaschistischen Erfahrungen und der Resistenza. Diese kulturelle und ideelle Bewegung — oft tout court mit dem Gedankengut der politischen Linken — ist bezeichnend für die Diskussion um die gesellschaftliche Rolle von Literatur und Kunst. Man glaubt wieder an die Möglichkeit einer wirklichen und solidarischen Verständigung der Menschen, und ebenso an die Möglichkeit eines erneuerten Verhältnisses Künstler-Realität. Die Hinwendung des Künstlers zu einem idealen und demokratischen Engagement, das sich zum Ziel setzt, die Realität zu erfahren und für ihre Veränderung zu kämpfen, fundiert auf einem unitarischen Weltbild. In den Jahren von 1945 bis 1956, in der Zeit also des Engagement, ist man überzeugt, daß die Intellektuellen mit ihrer Arbeit das Volk unterstützen sollten. Da ähnliche Ideen auch im Italien vor dem zweiten Weltkrieg schon verbreitet waren, kann man hierin ein deutliches Motiv der Kontinuität erkennen, das die Jahre vor dem Krieg mit der Nachkriegszeit verbindet. Auf kultureller Ebene gibt es also keine wirklich neuartige Entwicklung, keinen totalen Neuanfang, wie man sie in anderen europäischen Ländern beobachten kann. Eigentlich neu ist allenfalls die Tatsache, daß jene kulturellen Ideale nun hauptsächlich in der politischen Linken Fürsprache und Unterstützung erhalten. Dort finden sich die angesehensten und bekanntesten Intellektuellen und die einflußreichsten Zeitschriften jener Zeit wieder, und werden somit zu der Kultur.

Die Italienische Kommunistische Partei (P.C.I.) folgt in ihrem Verhältnis zu den Intellektuellen nicht so sehr den schon frühzeitig klar umrissenen Vorstellungen Antonio Gramscis, sondern richtet sich eher nach ihrem damaligen Parteiführer Palmiro Togliatti. Für Gramsci war es von grundlegender Wichtigkeit, sich an die Intellektuellen in ihrer Gesamtheit zu wenden. Dies beruht auf seiner Überzeugung, daß ihr Handeln um so markanter wirken kann, je mehr sie sich mit einer sozialen Schicht zu identifizieren vermögen und mit deren Werten und Bedürfnissen verwachsen sind. In der Nachkriegszeit wurden diese Ideen jedoch teilweise von den Auswirkungen des stalinistischen Dogmatismus erschüttert, welcher vorsieht das künstlerische und intellektuelle Leben durch genaue Parteivorschriften zu reglementieren sucht. So erfolgte in den ersten Jahren des Kalten Krieges auch in der Kommunistischen Partei Italiens die Festlegung eines relativ rigorosen, am sowjetischen Zdanovismus inspirierten, sozialistischen Realismus, der jedoch unter den Intellektuellen nicht wirklich Fuß fassen konnte. Viele von ihnen verließen — insbesondere nach dem Untergang des Stalinismus und den Ereignissen in Ungarn 1956 — die Partei, und leiteten damit in der linksgerichteten Kulturszene eine Phase des kritischen, offenen Nachdenkens ein. Schon einige Jahre vorher hatten sich Elio Vittorini und seine Zeitschrift Il Politecnico entschieden gegen eine rhetorische, irgendeiner Ideologie unterstellte oder von der Politik bestimmte Kunst ausgesprochen, und dagegen eine Idee von Kultur verteidigt, die, obgleich sie sich für die Emanzipation der Massen einsetzt, sich dennoch als freie und unabhängige Suche nach künstlerischen Werten versteht. Vittorini akzentuiert damit jenes Bedürfnis nach Freiheit und nach poetischer, sowie formaler Erneuerung, das zur gleichen Zeit auch in Künstlerkreisen und auf dem Gebiet der musikalischen Schöpfung hervorgetreten war.

Auch die Komponisten — vor allem jene, die sich politisch einsetzen, also entweder Mitglied der P.C.I. sind, oder sich einer politischen Einstellung mehr oder weniger direkt anschließen — entziehen sich nicht der allgemeinen Idee einer engagierten Kunst, die Anfang der Fünfzigerjahre das kulturelle Klima in Italien ausmacht. In gewissem Maße treffen diese Erwartungen und das gleichzeitig vorhandene Bedürfnis nach technisch-linguistischer Erneuerung und Anpassung an die anderen europäischen Kunstströmungen aufeinander. Es entsteht ein Kontrast zwischen den Erneuerungsansprüchen der technischen und sprachlichen Mittel und den Anforderungen einer geschichtlich verankerten Kunst, die durch die Stellungnahme ihrer Vertreter die Wirklichkeit verändern und verbessern soll. In der Musik von Bruno Maderna und Luigi Nono[16] zu Beginn der Fünfzigerjahre wieder.

Welches Engagement ?

Oft hat man versucht, das Schaffen Nonos mit dem Etikett eines Engagement zu bezeichnen. Wobei man den Begriff jedoch eher als ein einschränkendes, politisches Etikett gebrauchte, anstelle ihn in einem weiteren Sinne als ein Universum von ethisch-humanistischen und ideal-utopistischen Vorstellungen aufzufassen, die der Komponist in der kommunistischen Kultur verwirklicht und ausgesprochen fand. Nonos tatsächliche Stellung in Bezug auf die besonderen gesellschaftspolitischen Verhältnisse, die wir oben schon angedeutet haben, wird in ihrer wahren Bedeutung noch immer unterbewertet. Im Gegenteil, in letzter Zeit ist man dazu übergegangen, sich der Musik Nonos von einem grundlegend formalistischen und genetischen Standpunkt her zu nähern. Besonders seine Arbeiten aus den Fünfzigern, im strukturalistischen Klima geboren, bieten sich für einen solchen Ansatz an. Dieser Interpretationsansatz verschweigt im Namen einer angenommenen Objektivität nicht nur die historisch subjektiven Gründe der Rezeption der Reihentechnik, sondern läßt auch die ebenso wichtigen historisch objektiven Gründe, wie die sogenannte engagierte Kultur im damaligen Italien unbeachtet, obwohl sie jene Übernahme, ebenso wie die persönlichen, ethischen und ideologischen Überzeugungen Nonos beeinflußt haben. Wirklich verstehen, so scheint uns, kann man Nonos damalige Kompositionen vielleicht nur vor dem Hintergrund der Verschmelzung und der dialektischen Wechselbeziehung all dieser Faktoren. Ob die Musik selbst an Bedeutung gewinnt, oder nicht, nachdem man die « Umstände » und « Ideen » aus deren Kontext sie entstanden ist auf diese Weise beleuchtet und neu bewertet hat, ist ein Problem der ästhetischen Wertung, und es reicht sicher nicht eine noch so peinliche Strukturanalyse, um ihren möglichen Wert unter Beweis zu stellen.

Auch im Falle Bruno Madernas, in dessen Werk sich diese Widersprüchlichkeit ebenso niederschlägt, hat man bis heute stets eine Teilnahme an dem ideellen Klima des menschlichen Engagement, auch im Rahmen einer politisch linksgerichteten Ideologie, unterschätzt. Seine Kompositionen aus den Fünfzigerjahren sind von der Kritik nie im Kontext ihrer aktuellen Beweggründe genau erfaßt worden. So haben diese Werke bedauerlicherweise keine tatsächliche Aufnahme gefunden, und sind im Grunde dazu verbannt geblieben, nur als historische Dokumente und Beweisstücke der technisch-linguistischen Entwicklung ihres Verfassers zu fungieren, während sie sich nur mit äußerster Mühe eine ästhetische Bedeutung verdient haben, die sie in die Zukunft projektieren kann.

Nonos und Madernas Werke aus dieser Zeit kann man demnach in einem existenzialistischen Rahmen betrachten, und aus der Gegensätzlichkeit Geschichte/Komposition heraus interpretieren. Hierbei stößt man einerseits auf den Wunsch nach Erneuerung der Mittel, welcher andererseits der Problematik, ein wirksames und diskursives Verhältnis zur Realität herzustellen, das die Vermittlung von Wertvorstellungen und Thematiken erlaubt, die die Musik in sich aufgenommen hat entgegensteht. Diese Problemstellung betrifft vor allem jene Werke, in denen die verwendeten literarischen Texte Träger einer eigenen semantischen Bedeutung sind.

Dallapiccola als Bezugspunkt

Die Durchsetzung der dodekaphonischen Kompositionstechnik in Italien erfolgte in erster Linie durch das Wirken Luigi Dallapiccolas ab der Hälfte der Dreißigerjahre. Wenn er auch bis in die Fünfziger einen relativ persönlichen Gebrauch dieser Technik betreibt, ist der istrische Komponist doch später ihr überzeugter Verteidiger. Er wird sogar durch seine Beziehungen zu Schönberg und Webern, sowie durch seine Freundschaft zu René Leibowitz, dem Vertreter der Dodekaphonie par exellence, zum Verbingungsglied zwischen der zweiten Wiener Schule und der jungen Generation italienischer Komponisten[17]. Die Überzeugung Dallapiccolas von der historischen Notwendigkeit der Verwendung der Zwölftontechnik in Verbindung mit dem ideologischen und musikalischen Einfluß von Hermann Scherchen sind für die jungen Musiker Maderna und Nono die wichtigsten Hinweise in eine unausweichlich einzuschlagenden Richtung. Im Jahre 1949 findet in Mailand der « Erste Internationale Kongreß der Dodekaphonischen Musik » statt, bei dem jene Notwendigkeit einstimmig — wenn auch mit großem Respekt für die subjektiven, persönlichen Anwendungsweisen derselben Technik bei den verschiedenen Komponisten — eingestanden wird. Der Einfluß Dallapiccolas auf die neue Generation betrifft vielleicht besonders einige, dem istrischen Komponisten besonders teure ethische und ideelle Thematiken[18]. Über allen anderen steht das Thema der Freiheit (Il Prigioniero, Canti di prigionia), das sich sowohl in Madernas Werk der sehr frühen Fünfzigerjahre[19] (Studi per « il processo » di F. Kafka von 1950, Studi per il Llanto di F. G. Lorca[20] von 1952, Vier Briefe von 1953), als auch in Nonos Schaffen wiederfindet (Epitaph auf F. G. Lorca von 1951-53, La victoire de Guernica von 1954, Canto sospeso von 1956). Alle diese Kompositionen kann man unter dem gemeinsamen Nenner des Antifaschismus, der Anklage von Gewalt und Unterdrückung zusammenfassen.

Der « diskursive » Gebrauch der Reihentechnik von Seiten Madernas und Nonos — im Sinne einer bewußten Verwendung als « sprachliches », nicht als abstraktes Mittel — hängt mit der generellen Tendenz derer zusammen, die nicht aufgehört hatten, an die Wichtigkeit der individuellen Verantwortung und an ihre tatsächliche historische Wirkungskraft zu glauben. Wie Nono sehr deutlich erklärt hat, teilten die beiden Venezianer ein bestimmtes gemeinsames Universum nicht nur auf musikalischer und kultureller, sondern auch auf ethisch-sozialer und politischer Ebene. Dies spiegelt sich in ihrem Werk aus diesem Zeitraum deutlich wieder[21]. Das Engagement der beiden Künstler findet seine Rechtfertigung in der Überzeugung, daß der Künstler mit seinen Werken eine Zurkenntnisnahme der gesellschaftlichen, ideellen, ethischen (kurz aller universal gültigen) Probleme anregen kann, mit dem Ziel, die materiellen und geistigen Bedingungen des Menschen zu verbessern. Dies muß man als Grundlage für eine korrekte, kritische Interpretation des größten Teils ihrer Musik aus der ersten Hälfte der Fünfzigerjahre ständig präsent haben. Die große Bedeutung der Arbeiten dieser Zeit ist also nicht so sehr auf ästhetischem Gebiet zu suchen, als viel mehr in ihrer geschichtlichen Bedeutung im Rahmen der besonderen ethischen und sozialen Überzeugungen, die beide Komponisten vertraten. Obwohl Maderna zu einem gewissen Zeitpunkt beginnt, sich schrittweise von den politischen Bezugspunkten zu distanzieren, an denen jenes Engagement orientiert war[22], löst er sich doch niemals von dessen allgemeinen Idealen und von den konfliktreichen Beziehungen zwischen Komponist, Technik und Geschichte loslöst. In seinen Arbeiten aus den Sechzigerjahren (besonders in dem Zyklus Hyperion) tendiert Maderna dazu die existentielle Komponente zu betonen, genauergesagt, die Problematik der Beziehung Subjekt-Gemeinschaft, die nicht nur seine Poesie, sondern auch die formale Konzeption seiner Partituren grundlegend beeinflußt.

Elemente der Beständigkeit und der Erneuerung: die kompositorischen Techniken

Am deutlichsten treten die Elemente der « historischen » Beständigkeit im Werk der beiden venezianischen Komponisten auf kompositionstechnischem Gebiet hervor: durch den Gebrauch von traditionellen Methoden wie der Verwendung der kanonischen Technik bis hin zur Reihentechnik. Auch unter diesem Gesichtspunkt, ist die Verbindung mit Dallapiccola von großer Bedeutung. Er ist vielleicht in Italien der Erste, der in den von Nono und Maderna sehr geschätzten Sex Carmina Alcaei[23] den Versuch macht, die kanonische Technik mit der Reihentechnik zu vereinen.

Die Absicht, jene seit Mittelalter und Renaissance verwendeten Arbeitsmethoden mit modernen technischen Errungenschaften zu verbinden, ist ein bemerkenswertes Zeichen für Beständigkeit gegenüber der Geschichte. Es ist interessant zu beobachten, wie gleichzeitig auf dem Gebiet des formalen Erbes und der traditionellen Gattungen jene Beständigkeit unterbrochen wird. Weder Nono noch Maderna verwenden nämlich, zumindest in dieser Schaffensphase, irgendeine traditionelle Kompositionsform in ihrer formalen Konzeption[24]. Man kann hingegen bei beiden eine deutliche Tendenz zum Experimentieren mit neuen instrumentalen und formalen Kombinationen beobachten. Wenn auch vom technisch linguistischen Standpunkt her eine fruchtbare Synthese dank der Verwendung der Reihentechnik durchaus möglich war, galt doch unter formalem Gesichtspunkt: die fast dreißigjährige Erfahrung mit « neoklassischen » Poetiken erlaubte keinen Rückgriff auf traditionelle Formen, wenn man sich nicht außerhalb der « Modernität » ansiedeln wollte.

In den Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 di A. Schönberg von Nono — seine opera N. 1, aus dem Jahr 1950 — sind die Elemente der Kontinuität bezeugt durch den Gebrauch kanonischer Techniken, die ihm erlauben sich ideell an Weberns letzte Werkperiode anzubinden. Die Übernahme eines schon vorher bestehenden Materials — die Serie aus op. 41, Ode a Napoleone Buonaparte nämlich — und ebenso die Verwendung der Technik der « evolutiven Variation », die der Wiener von Brahms und Mahler abgewandelt hatte, verbinden den jungen Nono direkt mit Schönberg. Auch in Polifonica-Monodia-Ritmica (erster und dritter Teil) und in Epitaph auf F. G. Lorca (I, II und III) sind die kontrapunktistischen Kompositionsvorgänge von fundamentaler Bedeutung. Ausgehend von einer Zelle von begrenzter Notenzahl ist es möglich, immer kompliziertere, ausgedehntere Strukturen zu schaffen. In einem Brief Nonos an Maderna vom Juni 1952 heißt es :

[...] l’inizio del Neruda[25] è una specie di “ex unica”. realizzata in modo nuovo. forma canonica ma tra rapporti di note (frequenza di note) in una linea, contro le frequenze delle altre e fra i ritmi. [...][26]

1953 komponiert Maderna Vier Briefe (Kranichsteiner Kammerkantate) für Sopran, Baß und Kammerorchester deren Texte aus literarischen Fragmenten von unterschiedlicher Herkunft bestehen[27] : 1) Brief eines Verurteilten der Resistenza; 2) Kommerzialbrief; 3) Kafka (Brief an Milena); 4) Gramsci (Lettere dal carcere). In dieser Komposition wird eine poetische Vaterschaft Dallapiccolas und eine Gemeinsamkeit mit den ethisch-sozialen Problemstellungen Nonos besonders deutlich. Auch Kompositionen wie Epitaph (1951-53) und Il Canto sospeso von 1956 basieren auf Texten von verurteilten, in diesem Falle europäischen, Widerstandskämpfern. Die Vier Briefe finden ihren ethischen und ideellen Nährboden und Bezugspunkt (außer auf obengenannten Texten) auch in der Wiederverwendung von musikalischem Basismaterial aus der populären/folkloristischen Musik. Zum Beispiel verwendet Maderna indirekt die Melodie des Partisanenliedes « Fischia il vento », einer in der Zeit der Resistenza sehr beliebten italienischen Version des russischen Liedes « Katiuscha »[28] : Er teilt die 16 Takte der Ausgangsmelodie in 4 Sektionen (von jeweils 4 Takten), von denen jede einem Buchstaben entspricht. Die Noten der einzelnen Sektionen bilden die « Reihe », von der ein Entstehungsprozeß ausgeht, der mittels der « Mutationstechnik » und des magischen Quadrates zur Ansammlung einer Reserve von musikalischem Material führt. So wie im Epitaph auf F. G. Lorca von Nono, wird auch hier das Ausgangsmaterial auf Zellen von 4, 5 oder 6 Tönen beschränkt und dann mit der kanonischen Technik beliebig verändert.

Indem sie die historische Beseitigung ablehnen, befindet sich der größte Teil der musikalischen Werke dieser Zeit auf der schönbergschen Linie der zeugnisablegenden Kompositionen (Ein Überlebender aus Warschau) und dokumentiert somit die aktive Teilnahme ihrer Verfasser an der Wechselbeziehung Geschichte-Komposition. Der Standpunkt Nonos und Madernas kontrastiert mit der vorherrschenden « abstrakten » Haltung in Darmstadt. Die Behandlung von ethischen und gesellschaftlichen Themen — typisch für jenes Klima der engagierten Kultur im Italien der Nachkriegszeit — stellt jedoch gewissermaßen ein zügelndes Element dar in Bezug auf das Expansionsbedürfnis des Reihenprinzips auf alle musikalischen Dimensionen, das von anderen Komponisten schon experimentiert[29] wurde. Das Bedürfnis der beiden Venezianer nach Kommunikation und « Ausdruck »[30] einer pädagogischen Botschaft wird oft in der Verwendung eines literarischen Textes deutlich (Lorca, Gramsci, antifaschistische Texte, etc.). Dies bewirkt — auf Grund von gewissen « pseudorealistischen » Einflüssen, die sich, wenn auch kurzfristig, in der damaligen italienischen Kultur[31] durchgesetzt hatten — die bevorzugte Anwendung einiger bestimmter Elemente. Daraus ergibt sich ein Konflikt mit der Idee der totalen Gleichstellung der musikalischen Parameter, auf die die natürliche, historische Entwicklung der Reihentechnik herauslief.

Die Notwendigkeit des Komponierens mit der Reihentechnik — zu verstehen als Endpunkt einer historischen Entwicklung — wird von dem Bedürfnis befruchtet dieselbe zugleich mit jenen kanonischen und kontrapunktistischen Techniken existieren zu lassen, auf die wir oben schon eingegangen sind, und die teilweise die besonderen Charakteristiken der Reihentechnik von Nono und Maderna der ersten Hälfte der Fünfzigerjahre darstellen.

In einem unveröffentlichten Manuskript von 1953/54[32] spricht Maderna von der Erfindung einer « System- oder Mutationstechnik », einer Methode, die in den beiden venezianischen Komponisten den Versuch hervorhebt, die historische Synthese von antiken kontrapunktistischen Verfahren und der Reihentechnik zu verwirklichen. Das System, das im Text nicht wirklich erläutert wird, und in diesem Zusammenhang wegen seiner Komplexität nicht weiter behandelt werden kann, basiert auf dem Prinzip der Permutation und Kombination der einzelnen Elemente, Bestandteile des Ausgangsmaterials — sei dieses eine ganze Zwölftonreihe oder eine wiederverwendete diatonische Reihe, die aus einer begrenzten Anzahl von Tönen besteht (wie in Vier Briefe von Maderna). Einer der grundlegenden Vorgänge der Mutationstechnik ist die Verwendung der sogenannten « magischen Quadrate ». Diese haben erst einmal die Funktion eines « Erzeugermechanismus » für den Vorrat des nötigen Materials, und dienen später der Komposition im eigentlichen Sinne. Das ganze System — Auswahl des Ausgangsmaterials und dessen Vervielfältigung mittels des magischen Quadrates — folgt einem starken Bedürfnis nach Formalisierung und Einheitlichkeit des dem Komponieren vorangehenden Prozesses, um die Kohärenz des vollendeten Werkes zu garantieren. Maderna lehnt hier ein grundlegendes Prinzip der klassischen Regeln der Zwölftontechnik ab: eine einmal aufgestellte Reihe sollte sich jedesmal vollständig wiederholen, sowohl im melodischen, als auch im harmonischen Sinne, ohne bestimmte Töne hervorzuheben. Die Mutation der Reihe erlaubt ihm dagegen « una sempre più grande scelta del materiale sonoro »[33], ohne auf die vier Grundformen zurückzugreifen und auf diese Weise ein Reihenreservoir zu erstellen, mit einigen fehlenden und anderen wiederholten Tönen.

Die von Maderna erwähnten, auf dieser Technik beruhenden Kompositionen sind : Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 und Polifonica-monodia-ritmica von Luigi Nono und Vier Briefe und Improvvisazione nr. 2 (1953) von Maderna selbst.

Die Anwendung der Mutationstechnik offenbart zwei Eigenschaften, die für seine persönliche Kompositionsart charakteristisch werden, und die man in seiner « Werkstatt » häufig antreffen wird. Einerseits handelt es sich um die Tendenz die Elemente des Erschaffungs- und Verarbeitungsprozesses des musikalischen Materials beständig zu « permutieren ». Diese Neigung ist generell für die Reihenkomposition typisch, wird aber in Maderna zu einer wahren forma mentis. Andererseits finden sich Vorgänge der Filterung (Auslassen von Tönen) und der Multiplikation (Verdoppelung, Verdreifachung, etc.). Diese besondere Rezeption der Reihentechnik unterscheidet auch von den verschiedenen Positionen der « Darmstädter Schule »; man muß sie jedoch in Beziehung setzen mit dem weitläufigen Begriff des Engagement (auf den wir oben eingegangen sind), bei dem die « Geschichte » aufgefaßt wird als kontinuierlicher Prozeß dessen Inhalte mit den Erfordernissen der Gegenwart wechselseitig kommunizieren.

Übersetzt aus dem Italienischen von Ulrike Havemann.
© Nicola Verzina, Bologna (Italia).

Literatur :

ASOR ROSA, A., Scrittori e popolo (Il populismo nella letteratura italiana contemporanea), Savelli, Roma, 1979.

FENEYROU, L. (Ed.), Luigi Nono. Écrits, Bourgois Editeur, Paris, 1993.

FERRONI, G., Storia della letteratura italiana (Il Novecento), Einaudi, Torino, 1991.

GINSBURG, P., Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi (Società e politica 1943-1988), Einaudi, Torino, 1989.

GRAMSCI, A., Letteratura e vita nazionale, Torino, Einaudi, 1952.

LUPERINI, R., Il Novecento (Tomo II°), Loescher, Torino, 1981.

MADERNA, B., Manuskript, (ohne Titel und Datum aber 1953/54), Sammlung B. Maderna, "Paul Sacher Stiftung", Basel, im Druck befindlich (von Nicola Verzina).

MAMMARELLA, G., L’Italia contemporanea 1943-1989, Il Mulino, Bologna, 1990.

SPAGNOLETTI, G., Storia della letteratura italiana del Novecento, Newton, Roma, 1994.

KORRESPONDENZ Maderna-Dallapiccola-Nono, Fondo L. Dallapiccola, Archivio Bonsanti, Florenz, und Sammlung Maderna, Paul Sacher Stiftung, Basel.



[1]. Nel 1952 i due si iscrivono al Partito Comunista Italiano.

[2]. Le Corrispondenze Dallapiccola-Maderna (c/o Paul Sacher Stiftung di Basilea) e Maderna-Dallapiccola (c/o Archivio Bonsanti di Firenze) testimoniano chiaramente uno stretto contatto tra i due compositori italiani sul finire degli anni ’40/inizio anni ’50. In qualità di direttore d’orchestra Maderna presenta spesso in quegli anni composizioni di Dallapiccola, il che gli permette di conoscere la sua opera più da vicino.

[3]. Per i rapporti tra Dallapiccola e la nuova generazione italiana si veda il saggio di Luigi Pestalozza, « L. Dallapiccola e la nuova musica italiana », in Musica/Realtà, dicembre 1994, n. 45, pp. 127-138.

[4]. Gli schizzi ed i materiali preparatori delle opere maderniane nonchè dell’Epitaph auf F. G. Lorca (I e III) di L. Nono sono custoditi presso la P. Sacher Stiftung di Basilea, nella Sammlung Bruno Maderna.

[5]. Opera del 1950-52 rimasta incompiuta e che utilizza il testo lorchiano Llanto por Ignacio Sanchez Meijas. A conferma della comunione di tematiche tra Nono e Maderna notiamo che un verso di questo poema dà il titolo al secondo brano, per flauto e orchestra (Y su sangre ya viene cantando), dell’Epitaph auf F. G. Lorca di Nono.

[6]. « Entretien avec L. Nono », in Luigi Nono, Festival d’Automne à Paris (édité par Ph. Albèra), Contrechamps, Paris, 1987, pp. 13-22; e L. Nono (a cura di E. Restagno), Torino, EDT, 1987, pp. 3-73.

[7]. Da questo momento anche le tecniche compositive dei due musicisti-amici, prima molto simili, cominceranno a divergere !

[8]. Maderna si rivolgerà più tardi, metà circa degli anni Sessanta, alla reinvenzione di alcune forme tradizionali, quali il Concerto solistico.

[9]. La guerra, secondo dei tre studi dell’Epitaph I. España en el corazón (1951-52).

[10]. Sammlung B. Maderna, Korrespondez, P. Sacher Stiftung.

[11]. P. Malvezzi e G. Pirelli (a cura di), Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1952; F. Kafka, Lettere a Milena, in Epistolario I (tr. it. a cura di V. Pocar e A. Rho), Milano, 1964; A. Gramsci, Lettere dal carcere, Torino, Einaudi, 1947.

[12]. Composta da M. Blantér nel 1939.

[13]. Goeyvaerts con la Sonata per 2 pianoforti (1951), Boulez con Structures per 2 pianoforti (Premier livre, 1952) e Stockhausen con Kreutzspiel (1952).

[14]. Porsi il problema di un’aspirazione « espressiva » non ci sembra azzardato: nel ’52 Renzo Dall’Oglio, allievo/amico di Maderna a Venezia, compone Cinque espressioni; nel 1953 Nono scrive Due espressioni per orchestra. Vedi inoltre la ricezione « espressiva » delle musiche weberniane da parte di quest’ultimo a Darmstadt: cfr. Zum Webern-Konzert, in L. Nono, Ecrits (a cura di L. Feneyrou), Paris, 1993, pp. 351-52; e le interpretazioni weberniane di Maderna direttore d’orchestra tendente a sottolinearne proprio l’aspetto espressivo.

[15]. Il già citato epistolario Nono-Maderna rivela qua e là questa « tentazione realista », nel Nono degli anni 1951-53, del resto poi non assecondata: l’uso sloganistico del coro parlato, il carattere retorico dello Sprechgesang ed il particolare uso degli strumenti percutivi nell’Epitaph, per esempio, ne sono una spia significativa.

[16]. 1952 treten die beiden Musiker dem Partito Comunista Italiano bei.

[17]. Die Briefwechsel Dallapiccola-Maderna (Paul Sacher Stiftung, Basel), Maderna-Dallapiccola und Nono-Dallapiccola (Archivio Bonsanti, Florenz) bezeugen klar den engen Kontakt zwischen den drei italienischen Komponisten für den Zeitraum zwischen dem Ende der Vierziger- und dem Anfang der Fünfzigerjahre. Maderna führt in seiner Funktion als orchestralischer Leiter und Dirigent in jenen Jahren oft Kompositionen Dallapiccolas auf, wodurch es ihm ermöglicht wurde dessen Werk näher kennenzulernen.

[18]. Für die Beziehungen zwischen Dallapiccola und der neuen italienischen Generation siehe den Aufsatz von Luigi Pestalozza, « L. Dallapiccola e la nuova musica italiana » in Musica/Realtà, Dezember 1994, n. 45, S. 127-138.

[19]. Das Material der künstlerischen Entwürfe und Vorbereitungsarbeiten der Werke Madernas, als auch des Epitaph auf F. G. Lorca (I e III) von L. Nono befinden sich in der Paul Sacher Stiftung in Basel, in der Sammlung Bruno Maderna.

[20]. Unvollendet gebliebenes Werk von 1950-52 das Lorcas Text Llanto por Ignacio Sanchez Mejias verwendet. Um die Gemeinsamkeit in den Thematiken zwischen Nono und Maderna zu bestätigen, vermerken wir, daß ein Vers desselben Gedichtesdem zweiten für Flöte und Orchester (Y su sangre ya viene cantando), aus dem Epitaph auf F. G. Lorca von Nono den Titel gibt.

[21]. « Entretien avec L. Nono » in Luigi Nono, Festival d’Automne à Paris (édité par Ph. Albèra), Contrechamps, Paris, 1987, S. 13-22; und Luigi Nono (Ed. E. Restagno), Torino, EDT, 1987, S. 3-73.

[22]. Von diesem Moment in der Mitte der Fünfzigerjahre an beginnen auch die -bis zu diesem Zeitpunkt sehr ähnlichen- kompositorischen Techniken der beiden befreundeten Musiker sich zu differenzieren !

[23]. Brief Madernas an Dallapiccola vom 22.7.1944 (Fondo Dallapiccola, Florenz).

[24]. Maderna wird sich später, etwa Mitte der Sechzigerjahre, der Wieder-Erfindung einiger traditioneller Formen, wie des Concerto solistico zuwenden.

[25]. La guerra, nach den drei Studien des Epitaph I. España en el corazón (1951-52).

[26]. Der Anfang des Neruda ist eine Art von “ex unica”. neuartig realisiert. kanonische Form, aber zwischen den Noten (notenfrequenzen) einer Linie, den Frequenzen der anderen widersprechend und zwischen den Rhythmen.Sammlung Bruno Maderna, Korrespondenz, Paul Sacher Stiftung.

[27]. P. Malvezzi und G. Pirelli (Herausgeber), Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1952; F. Kafka, Lettere a Milena, in Epistolario I (übersetzt von V. Pocar und A. Rho), Milano, 1964; A. Gramsci, Lettere dal carcere, Torino, Einaudi, 1947.

[28]. Von M. Blantér 1939 komponiert.

[29]. Goeyvaerts mit der Sonata für 2 Klaviere (1951), Boulez mit Structures für 2 Klaviere (Premier livre, 1952) und Stockhausen mit Kreuzspiel (1952).

[30]. Es erscheint uns nicht übertrieben, die Frage nach einer « expressiven » Absicht zu stellen: 1952 komponiert Renzo Dall’Oglio, Schüler/Freund Madernas in Venedig, Cinque espressioni; 1953 verfaßt Nono Due espressioni per orchestra. Siehe auch die « expressive » Aufnahme der webernschen Musik durch letzteren in Darmstadt: vgl. « Zum Webern-Konzert », in Luigi Nono. Écrits (Ed. L. Feneyrou), Paris, 1993, S. 351-52; und die Webern-Interpretationen Madernas als Orchesterdirektor, die stets dazu tendierten, den expressiven Aspekt der Werke hervorzuheben.

[31]. Der oben erwähnte Briefwechsel Nono-Maderna enthüllt bei Nono im Zeitraum 1952-53 diese ansonsten nicht weiter verfolgte « realistische Versuchung » : der slogan-ähnliche Gebrauch von Sprechchören, der rhetorische Charakter des Sprechgesangs und der besondere Umgang mit den Schlaginstrumenten in Epitaph sind schlagkräftige Hinweise in diese Richtung.

[32]. Von uns unlängst in der Maderna Sammlung der Paul Sacher Stiftung in Basel wiederentdeckt.

[33]. « Eine immer größere Auswahl von musikalischem Material », (Manuskript, Sammlung Maderna, P. Sacher Stiftung, Basel).

Übersetzt aus dem Italienischen von Ulrike Havemann.
© Nicola Verzina, Bologna (Italia).

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